TEATRO CIVICO MATTEOTTI

STAGIONE PROSA 2007/2008

in collaborazione con

 

 

 

23/11/2007 IL COMPAGNO RABINOVICH- lavoratori di tutto il mondo ridete di e con Moni Ovadia

11/12/2007 I BAMBINACCI con Amanda Sandrelli e Duccio Camerini

11/01/2008 GOMORRA adattamento teatrale di Roberto Saviano e Mario Gelardi

17/02/2008 PINOCCHIO NUOVO INSIEME STRUMENTALE ITALIANO

04/03/2008 LA SPOSA FRANCESE ideato e diretto da Mauro Piombo

27/03/2008 DONNE IN PARLAMENTO da Aristofane - traduzione di Laura Curino

15/04/2008 SESSO CON LUTTAZZI di e con Daniele Luttazzi

18/04/2008 L’INNOCENTE COLPEVOLE scritto e diretto da Lucia Grosso con Eugenio Allegri

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 23 novembre 2007 - Teatro Matteotti

IL COMPAGNO RABINOVICH - lavoratori di tutto il mondo ridete
di e con Moni Ovadia
e con Janos Hasur(Violino), Albert Florian Mihai(Fisarmonica),
Paolo Rocca(Clarinetto, Clarinetto basso), Vincenzo Pasquariello (Pianoforte),
Emilio Vallorani(Flauto, Percussioni, Balalaika)
PROMO MUSIC in coproduzione con LA CORTE OSPITALE DI RUBIERA

Chi è il compagno Rabinovich? Sentiamolo da una sua celebre risposta:“Compagno Rabinovich siete membro del partito?” - “No! Io sono il suo cervello!”. Il compagno, tovarisch, Rabinovich o il cittadino, grajdanìn, Rabinovich è il carattere più celebre dell’umorismo ebraico-sovietico. Attraverso la sua arguzia e le sue avventure noi possiamo viaggiare(...) nei paradossi e nelle contraddizioni umane del sistema sovietico(...). Quel sistema liberticida era fondato sulla polizia, la burocrazia, la repressione e la retorica di una propaganda pervasiva fino all’inverosimile. Ai tempi di Stalin fu un totalitarismo perfetto, che mise in atto la liquidazione fisica di tutte le diversità e le dissidenze e, che per ragioni di potere ed arbitrio liquidò o condannò alla terribile prigionia nei gulag semplici innocenti cittadini sovietici e non, colpevoli solo di essere caduti nell’ingranaggio. Tuttavia, l’era dell’Urss, non fu solo un tempo popolato da uomini larva o robot e da crudeli tiranni e sbirri(...). In quel tempo, in quello spazio, donne, uomini, vecchi e bambini seppero anche vivere, amare, ridere, gioire, e talora seppero perfino sentirsi partecipi di un grande sogno di fratellanza internazionale(...). Questa umanità, con le sue glorie e i suoi dolori, con le sue debolezze e le sue miserie vogliamo guardare con l’estro impertinente del compagno ebreo Rabinovich e delle sue storie e storielle, vogliamo cantare i drammi, gli orrori, ma anche le gioie, gli eroismi, e le speranze di quel tempo(...).

Moni Ovadia


Martedì 11 dicembre 2007 - Teatro Matteotti

I BAMBINACCI
uno spettacolo scritto e diretto da Duccio CAMERINI
con Amanda Sandrelli e Duccio Camerini
con Valentina Bischi e cast da definire
LA CASA DEI RACCONTI

La storia dell’abbandono di un luogo abitato da bambini abbandonati. Una storia sull’eterno confronto adulti-bambini, sulla linea d’ombra che li divide. La cronaca di una sollevazione contro il mondo dei “grandi”, narrata a posteriori dai “bambinacci” diventati donne e uomini ormai adulti.
Sono cresciuti, chi meglio chi peggio, chi travolto dalla Storia, chi invecchiato e ormai adulto a tutti gli effetti, e chi invece cova ancora dentro di sé un bambino. Sono cresciuti, e ricordano, rivivono un episodio cruciale che riguarda la loro infanzia, in un passato indefinito, un edificio isolato in mezzo alle montagne, accanto ad un piccolo paese spopolato e sopra un fiume: un collegio-orfanotrofio-riformatorio per bambini difficili, estremi, bambini sbagliati. Un posto dove gli adulti tentano di liberarsi di quei piccoli che non riescono a stare “nel seminato” stabilito e previsto per loro. Non si vuole che entri nella società di domani chi non si piega in fretta alle leggi dei grandi. Un gruppo di “bambinacci”, che in realtà bambini non lo sono stati mai, costretti dalle urgenze della vita a crescere troppo in fretta…(...). Dovranno aspettare l’età adulta, i bambinacci, quando saranno alti, e più o meno al sicuro, per permettersi finalmente il lusso di essere bambini? Forse, ammesso che, in tutto questo tempo, saranno riusciti a mantenere nascosta dentro di loro(...), l’innocenza.

Duccio Camerini


Venerdì 11 gennaio 2008 - Teatro Matteotti

GOMORRA
adattamento teatrale di Roberto Saviano e Mario Gelardi
con Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Antonio Ianniello, Ernesto Mahieux,
Peppe Miale, Adriano Pantaleo
musiche di Francesco Forni
video di Ciro Pellegrino
regia di Mario Gelardi
MERCADANTE TEATRO STABILE DI NAPOLI

La costante aspirazione del Teatro Mercadante a sostenere il lavoro dei giovani artisti napoletani ha condotto a puntare su Gomorra, uno dei più interessanti esempi della vivacissima produzione letteraria napoletana contemporanea, “caso” editoriale dell’anno e vincitore del Premio Viareggio Opera Prima 2006. L’adattamento teatrale del libro di Roberto Saviano, elaborato a quattro mani
con Mario Gelardi, che firma anche la regia, si configura come un inquietante gioco di specchi tra le molteplici sfaccettature della criminalità organizzata napoletana e tutte le sue tentacolari ramificazioni. La riscrittura teatrale del testo letterario, iniziata ancor prima che il libro arrivasse alle stampe, ha permesso agli autori di lavorare su un materiale più ampio e quindi di elaborare un’analisi maggiormente estesa di alcuni personaggi del romanzo-reportage: un’opera che anche sulla scena mette coraggiosamente a nudo le espressioni più efferate delle attività criminose proliferate a Napoli e allargatesi a macchia d’olio sul territorio nazionale e internazionale.


Domenica 17 febbraio 2008 – Limone Fonderie Teatrali - a cura del Comune di Moncalieri

PINOCCHIO
Favola musicale con musiche originali e testo liberamente tratti dall'originale di Carlo Collodi
Musiche originali e adattamento del testo di Elena Ballario con Camilla Patria, Lorenzo Branchetti, Alessandro Milani (violino)
Sergio Patria (violoncello), Elena Ballario (pianoforte)
regia di Rosario Lisma

Pinocchio, un'opera letteraria che piace ai bambini e piace agli adulti. Per questi ultimi può essere un ricordo del piacere che provarono
un tempo durante la lettura della storia, oppure un'identificazione in certe situazioni simili al rapporto padre-figlio generalmentein auge
sino alla fine degli anni '50. Per i primi, invece, Pinocchio si afferma come un fanciullo universale, conbisogni primari, con traumi etico
culturali dell'infanzia, con le tentazioni, le angosce, l'allegoria; caratteristiche che ogni bambino, in ogni tempo ha attraversato e continuerà a vivere.
Nella rivisitazione dell'opera, la musica vuol essere descrittiva evidenziando i momenti più particolari ed emozionanti della favola.
NUOVO INSIEME STRUMENTALE ITALIANO

 


 

Martedì 4 marzo 2008 - Teatro Matteotti

LA SPOSA FRANCESE
ideato e diretto da Mauro Piombo
con Maria Augusta Balla, Cinzia Brugnola, Costanza Frola, Michele Guaraldo, Ettore Scarpa
SANTIBRIGANTI TEATRO - TEATRO DEL FRIZZO
in collaborazione con Sistema Teatro Torino
e Residenza Regionale Multidisciplinare di Caraglio e della Valle Grana

Dopo il fortunato esito di La Commedia della Pazzia, Santibriganti Teatro e Teatro del Frizzo, uniti in un progetto di ricerca sul comico di tradizione popolare, propongono un testo originale ispirato alle maschere della Commedia dell’Arte, scritto da un novello drammaturgo di compagnia, che per Santibriganti Teatro ha già redatto nel 2005 Fortunata. Orlando Manfredi compone nutrendosi del contatto con gli attori e rifacendosi, in ottica coeva e surreale, alle arcaiche figure dell’Improvvisa. Qui un problematico Pantalone si riscopre migrante per coronare un sogno che d’amore non è, ma è piuttosto una capricciosa rivendicazione del proprio diritto a sopravvivere. La vicenda è incentrata su di lui, vecchio, che va sposo per procura in terra di Francia. Cosa lo spinge oltralpe? Una bellezza che sta oltre il valico, oltre il tempo inesorabile; una bellezza immaginata. É l’illusione che accompagna ogni giorno della nostra vita. Il canovaccio ridisegna quella parabola d’apoteosi e fallimento della passione senile, che resta come contenuto essenziale e tratto moderno della maschera di Pantalone.


 

 

Giovedì 27 marzo 2008 - Teatro Matteotti

DONNE IN PARLAMENTO
da Aristofane - traduzione di Laura Curino
rielaborazione drammaturgica di Renata Ciaravino e Serena Sinigaglia
con Beatrice Schiros, Sandra Zoccolan, Maria Pilar Perez Aspa, Stefano Orlandi, Fabio Chiesa, Irene Serini, Mattia Fabris, Chiara Stoppa e Caterina Carpio, Cristina Castigliola, Serena Cazzola, Maria Maddalena Gessi, Dafne Niglio (coro)
regia di Serena Sinigaglia
PRODUZIONE PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA - in coproduzione con ATIR Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca

Per la giovane regista milanese è stata l’occasione per proseguire, sotto il segno del Piccolo Teatro, il lavoro ormai decennale con la compagnia della quale è fondatrice, l’Atir dare corpo a una poetica di gruppo e di ‘ambiente’, come ama definirla la regista, il cui nucleo essenziale risiede nell’esperienza collettiva, nello scambio, nell’interazione creativa che produce, in questo caso, come esito un unico progetto articolato in tre sezioni: Donne in Parlamento, la nuova produzione del Piccolo Teatro. In Donne in Parlamento la scenografia sarà rappresentata da una distesa di tavoli bronzei che occuperà la pianta centrale dello Studio: “Sempre, nei miei spettacoli procediamo a un lavoro su oggetti che poi diventano arredi scenici. Gli attori, che nella mia compagnia fanno anche da attrezzisti e macchinisti, li dispongono in maniere via via diverse. I tavoli creano due livelli, il sopra e il sotto, l’alto e il basso: i due livelli di Aristofane. Sono tavoli grezzi, ma la copertura di bronzo conferisce loro nobiltà: una doppia natura, come doppia è l’anima della commedia. Il bronzo richiama anche le pentole, l’altro arredo scenografico, l’oggetto per antonomasia legato alla condizione femminile e al luogo della casa in cui la donna è padrona: la cucina. La pentola è anche un simbolo tangibile della soluzione scelta dalle donne per governare: organizzare un gran banchetto”. L’Atene che si vedrà, infatti, in Donne al parlamento è una città trasformata in immondezzaio, tra gli avanzi di un banchetto che si protrae per giorni senza che nulla si risolva.

 

 


Martedì 15 aprile 2008 - Limone Fonderie Teatrali


SESSO CON LUTTAZZI
di e con Daniele Luttazzi
KRASSNER ENTERTAINMENT s.r.l.

Sesso con Luttazzi, ovvero Tutto quello che non avreste mai voluto sapere sul sesso ma i vostri genitori hanno voluto dirvi a tutti i costi, è una guida completa agli aspetti più interessanti della sessualità moderna. Con uno stile disinibito fatto apposta per turbare i benpensanti, Daniele Luttazzi dà risposte qualsiasi alle domande vere sull’argomento sesso che ciascuno di noi si è posto almeno una volta nella vita. Incesto! Sodomia! Eiaculazione precoce! Alessia Marcuzzi! Il monologo-cult di Luttazzi esplora tutto questo e altro ancora, in un tour de force libidico attraverso le repressioni della morale e dell’immaginario. Un monologo stimolante per lui, ritardante per lei!

 

 

 

Venerdì 18 aprile2008 - Teatro Matteotti

L’INNOCENTE COLPEVOLE
scritto e diretto da Lucia Grosso
con Eugenio Allegri
voce fuoricampo di Natale Ciravolo
PRODUZIONE ASTI TEATRO - TEATRO DEI FILODRAMMATICI STABILE D’INNOVAZIONE - in collaborazione con CITTÀ DI VERCELLI ASSESSORATO ALLA CULTURA, FONDAZIONE DELLA CASSA DI RISPARMIO DI VERCELLI E CON ASTI TEATRO 29

L’Innocente colpevole, il protagonista, appare sulla scena reduce da un’azione pesante. Di fronte a lui un uomo sta morendo. E’ stato lui ad ucciderlo? E’ colpevole di questa morte o ne è innocente? Ma cosa sono innocenza e colpevolezza? Possono esistere queste qualità allo stato puro? Possono essere riferite solo all’agire dell’uomo o, come per i regali, basta il pensiero… Per essere colpevoli?
Pensare è per l’anima azione e, dunque, una volta pensato, anche se non si è agito, non si è più innocenti. Forse non del tutto colpevoli, è vero, ma neppure più del tutto innocenti.
Innocenza e colpevolezza diventano così i poli opposti del dubbio che perseguita il protagonista sino al limite della pazzia, imponendogli, infine, la decisione di trovare conferma, in qualsiasi modo, dell’una o dell’altra. E, siccome dell’innocenza non si trovano mai le prove, egli sceglie con determinazione la via della colpevolezza, cercandone il definitivo suggello in una condanna processuale. L’Innocente colpevole va quindi alla ricerca di un testimone d’accusa tra il pubblico in sala, assorbito nella vicenda teatrale dapprima come spettatore della morte della vittima e poi di un processo (…).


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